Commentare: 30.04.2008 23:43
18 - 04 - 2008
Innanzitutto desideriamo ringraziare tutti i Gruppi ultras per la solidarietŕ espressa nei confronti di Matteo, per tutte le testimonianze che ci sono arrivate, grazie a chi ci č stato vicino, a chi ha capito la situazione e ha voluto partecipare al nostro dolore. Ringraziamo chi per solidarietŕ non č entrato in Curva, chi non ha messo gli striscioni, chi non ha cantato, chi ha dedicato uno striscione a Matteo, chi ha partecipato al funerale, tutti quelli che hanno reagito da ultras a questa situazione. Chi ha reagito in altro modo... se la veda con la propria coscienza, se ce l'ha.
"Non si puň morire per una partita di calcio", cosě qualche benpensante ha sentenziato sulla morte del Bagna. La solita banalitŕ, partorita dalla societŕ dei tuttologi, dove tutti si sentono in grado di dire la propria opinione, anche quando non conosco minimamente i fatti.
Il Bagna č stato travolto da un pullman. Poco importa dove stesse andando lui e il torpedone che lo ha investito. Se lui e il pullman, invece di andare a Torino per Juventus-Parma, avessero avuto come destinazione un cantiere, una discoteca, o un qualsiasi altro posto, tutto sarebbe risultato piů sensato, giusto, bello? Crediamo proprio di no.
Ha piů senso morire sul posto di lavoro per 1.000 euro al mese? Ha piů senso morire alla Thyssen perché la tua ditta se ne sbatte delle norme sulla sicurezza? Ha piů senso morire in auto mentre vai in disco? Crediamo proprio di no.
Forse non ha senso morire... ma tutti dobbiamo morire, questa č la logica della natura e di Dio, che ci piaccia oppure no, che la comprendiamo oppure no. Nel caso specifico la tragedia oggettiva (quindi forzatamente separata dai coinvolgimenti personali) č che sia morto un giovane.
Il Bagna č morto andando in trasferta con il suo Gruppo ultras, felice di fare quello che stava facendo, orgoglioso di appartenere ai Boys Parma 1977. Perché il Bagna non era un tifoso di un non meglio definito "popolo", era un ultras, con il simbolo dei Boys tatuato a coprirgli tutta la schiena. E' morto da ultras, con a fianco i suoi amici. E' morto, ma vive nella memoria collettiva della comunitŕ delle Due Stelle, che ne tramanderŕ il ricordo di generazione in generazione. Chi lo ricorderŕ con il cuore, insieme a noi, bene. Chi lo vuol ricordare tanto per fare, se ne puň andare a fare in culo. Perché il Bagna, cosě come noi, non amava i farisei.
Qualche altro benpensante, dalla poltrona di casa, č arrivato alla conclusione che il Bagna "Se l'č cercata". Come se i pullman avessero il diritto-dovere di investire gli ultras, o semplicemente chi va in trasferta. Ma basta questo per essere condannati dai borghesi alla pena di morte?
L'annosa opera di criminalizzazione degli ultras, orchestrata per depistare l'opinione pubblica dai veri problemi del Paese e per favorire le Spa del pallone, ha dato i suoi frutti. Un agente si sente in dovere di freddare un ultras mentre č seduto su un auto (ah, il caro Spaccarotella č ancora in libertŕ), un autista vede arrivare degli ultras e pensa che la soluzione migliore sia scappare falciandoli con il proprio mezzo.
Sono stati ammazzati due ultras, per cui gli ultras sono le vittime, non i carnefici. Ma il sistema, in entrambi i casi, ha stravolto la realtŕ dei fatti, addossando le colpe ai morti e non ai vivi che li hanno uccisi. E quando il sistema chiama: gli infami rispondono. E cosě c'č chi dice "stop alle trasferte" (non che ci abbia mai partecipato molto, visto che i suoi interessi sono ben altri) e chi invoca un generico "basta", come se le colpe fossero di chi va in trasferta e di chi č ultras. Sacrificare gli ultras per conservare la propria popolaritŕ... Eh sě, sono proprio quelli che il Bagna chiamava con il loro nome: INFAMI. E cosě continueremo a chiamarli noi.
Ci dicono che dobbiamo cambiare. Noi? Noi non abbiamo sparato a Gabriele Sandri, noi non abbiamo investito Matteo Bagnaresi. Siamo ultras e ne andiamo molto fieri. Siamo fieri dei nostri sentimenti, delle nostre passioni e dei nostri colori. Amiamo la vita di Gruppo, seguire la squadra della nostra cittŕ. Amiamo fare il tifo, sventolare le bandiere, accendere i fumogeni, appendere striscioni, scrivere articoli, organizzare coreografie. Non amiamo la violenza ma ancora meno la codardia. Non accettiamo di farci mettere i piedi in testa da nessuno e non ci piace abbassare la testa se qualcuno ci sfida. Scontrarsi da uomini, senz'armi, lealmente e con coraggio, č considerato sbagliato da questo Paese, marcio fin nel profondo dell'anima. Vigliacchi per natura, dileggiano il nostro essere, nascondendosi dietro frasi di comodo volte a celare il loro disonore. Ma noi li riconosciamo per ciň che sono: uomini senza spina dorsale.
Martedě pomeriggio, in Stazione Centrale a Milano, un uomo stava per violentare una giovane ragazza. Non č accaduto in un luogo appartato ma davanti a tutti. E nessuno ha mosso un dito, si sono girati dall'altra parte. Questo č il Paese che ci vuole fare la morale, un Paese di vigliacchi e falsi moralisti. Il Paese di quelli che dicono "no alla violenza" solo perché hanno paura di combattere, ma poi invocano violenza e repressione contro chi non č come loro.
A questo Paese ci possiamo e ci dobbiamo pisciare in testa. Perché noi, con i nostri ideali, con il nostro senso dell'onore, della lealtŕ e del coraggio, siamo gli unici che possono andare a testa alta.
Ultras su la testa!
Boys Parma 1977














































































